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PROBLEMATICHE AMBIENTALI DEL PVC

Il cloruro di polivinile, noto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile. È il polimero più importante della serie ottenuta da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo (fonte Wikipedia).

Il PVC è tra i materiali sintetici più usati nella società contemporanea e viene impiegato in diversi settori fra cui quello edile: grondaie, tapparelle, serramenti, carte da parati, pavimenti, rivestimento dei cavi elettrici, tubature; ma non solo, il suo utilizzo si riscontra nell’ambito sanitario, automobilistico e dei beni di largo consumo.

La polvere di PVC che si ottiene al termine del processo produttivo è amorfa ed instabile al calore e alla luce, per questa ragione è necessario aggiungere altri composti chimici che servono a conferirgli le caratteristiche commerciali necessarie per il suo uso. A questo scopo si usano metalli pesanti (quali cadmio e piombo) o composti organici quali il tributilstagno (TBT) o il bisfenol A (BPA) per i quali sono state accertate proprietà di alterazione del sistema riproduttivo ed immunitario (fonte greenpeace).

Tra i tanti disastri che hanno coinvolto l’Italia dobbiamo rammentare il petrolchimico di Marghera, per i quali l’accusa indicava in ben 157 i lavoratori morti per tumore causato dalla nocività delle materie chimiche impiegate nelle lavorazioni e di altri 103 lavoratori ammalati per le stesse patologie tra gli operai addetti alle lavorazioni del PVC.

La vicenda per l’inquinamento ambientale dovuto agli scarichi industriali nella laguna veneta, per le quali durante in dibattimento fu richiesto a Montedison ed Enichem un risarcimento di 70.000 miliardi di lire per disastro ambientale, si concluse con il classico colpo di scena: a pochi giorni dalla sentenza il ministero dell’ambiente e la parte accusata si accordarono su un rimborso di poco più di 500 miliardi di lire insufficienti per la bonifica dell’area e i 28 dirigenti imputati furono tutti assolti. Sono rimasti i lutti e la laguna veneta, forse irrimediabilmente compromessa.

Anche a seguito di questi gravi fatti e alle vigorose denunce di Greenpeace, la Comunità Europea (link allegato a fondo pagina) e diversi paesi, tra cui l’Italia, hanno emanato norme per la restrizione nell’uso di ammorbidenti del PVC (ftalati) nei prodotti per l’infanzia e nei giocattoli da 0 a 3 anni al fine di evitare la loro ingestione durante la loro suzione o la masticazione.

Anche nella fase di smaltimento, il PVC presenta seri problemi ambientali:

– quando viene incenerito determina la produzione ed il rilascio di acido cloridrico, diossine, furani, PCB (policlorobifenili) e HCB (esaclorobenzene) a causa della massiccia presenza di cloro (fino al 60% del peso di ogni singola molecola di PVC);
– quando conferito in discarica, il PVC tende a rilasciare gli additivi (ftalati, TBT, bisfenol A ed i metalli) nel percolato che si forma dalla miscela tra i prodotti di decomposizione del rifiuto e le acque meteoriche;
– Il riciclaggio del PVC è praticabile solo mediante piani di raccolta differenziata per singole applicazioni commerciali dal momento che l’elevata presenza di additivi nei prodotti finali li rende altamente disomogenei. Per queste stesse queste ragioni, il Libro Verde sul PVC realizzato nel 2000 dalla Commissione Europea per valutarne gli aspetti ambientali, indica nel PVC una materia plastica particolarmente difficile da gestire soprattutto nella fase di smaltimento.

Gran parte del materiale di questo articolo è stato tratto da Greenpeace. Un grande ringraziamento personale va all’opera di salvaguardia dell’ambiente e alla diffusione di informazioni per la tutela della salute che quotidianamente tutti gli attivisti di Greenpeace svolgono in giro per il mondo.


Per maggiori informazioni suggeriamo di consultare iI documento Libro Verde

È il progetto di legge N. 336